ZoneModa Journal. Vol.8 n.1 (2018)
ISSN 2611-0563

La moda in villa. Moda e fashion a Villa Torlonia di San Mauro Pascoli nelle carte inedite del Fondo Palloni

Cristina Ravara MontebelliYourBoost srls (Italy)

Professional archaeologist with twenty years experience, organizer of exhibitions and conferences. For years she has been involved in archival research concerning archaeology, collecting and the history of Rimini and the Republic of San Marino. She has participated as a researcher in European Projects (ROMIT, ADRIAS, BARCA), as a speaker at national and international conferences, as a professor at University seminars and the “Mediterraneo” International Summer School of the University of Bologna (2007 – 2009). She is an “expert in the subject” (Ancient Topography) at the Department of Cultural Heritage, University of Bologna, Campus of Ravenna. She has about fifty scientific articles and various monographs. Since 2016 she has been the CEO of YourBoost srls, where she deal with the sector of cultural marketing and communication in general.

Pubblicato: 2018-07-24

Nel Museo Casa Pascoli, a San Mauro Pascoli (FC), dal 2016 è stato messo a disposizione degli studiosi, un ricchissimo fondo archivistico privato, depositato in comodato d’uso dalla famiglia Palloni di Rimini, che lo ha ereditato dall’antenata Giulia Tosi Sbrozzi. Il fondo è denominato Amministrazione Torlonia in Romagna (Fondo Palloni) ed è composto da un centinaio fra registri contabili e copialettere, 18 raccoglitori di carte sciolte per un totale di oltre 3000 documenti, tutti relativi all’amministrazione delle tenute Torlonia di San Mauro e di Cesena. I documenti sono compresi nell’arco cronologico 1836-1902, ma purtroppo si deve registrare una consistente lacuna a partire dall’anno 1875 fino al 1901 compreso.1 I bombardamenti dell’ultima Guerra Mondiale infatti avevano purtroppo danneggiato numerosi locali della Villa Torlonia, compresi quelli dove erano custoditi i documenti amministrativi, e le successive razzie sembra abbiano determinato la distruzione o sparizione di questa cospicua parte dell’archivio amministrativo originario. I documenti tacciono esattamente a partire dall’anno 1875, quando l’amministratore della tenuta per conto dei principi Torlonia, Ercole Ruffi di Rimini, sostituì il precedente amministratore e poi continuano a mancare per tutta la gestione del genero di Ruffi, Leopoldo Tosi, padre di Giulia, affiancatosi al suocero nell’amministrazione della tenuta Torlonia, detta la Torre, nel 1876 e divenutone prima amministratore e dal 1885 affittuario, fino alla morte avvenuta nel 1917.2 In questo lungo periodo sopravvive però, curiosamente e fortunosamente, un registro con la rendicontazione dei prodotti e delle attività della Torre, datato 1902.3 Il fondo archivistico, ancora sostanzialmente inedito,4 costituisce una fonte unica per ricostruire la vita quotidiana nella grande tenuta di campagna appartenuta ai principi Torlonia, i cui primi amministratori, a partire dal 1836, sono nomi noti al largo pubblico ovvero Giovanni Pascoli senior e Ruggero Pascoli, padre del poeta, dopo la cui morte, avvenuta il 10 agosto 1867, si avvicendarono prima Antonio Petri, funzionario del principe Torlonia, affiancato dall’agente Pietro Cacciaguerra, ritenuto dagli studiosi il mandante dell’omicidio,5 poi come si è detto Ercole Ruffi. Fu però Leopoldo Tosi (1847-1917), ingegnere ed imprenditore agricolo riminese, a far conoscere l’azienda Torre nel mondo, per i suoi prestigiosi allevamenti di bestiame e la produzione di vini pregiati, in particolare il famoso champagne La Tour.6

Dopo questa doverosa premessa, in questa sede daremo conto di alcuni sondaggi nelle carte di questo fondo, funzionali ad una ricerca ancora in corso e mirati ad orientare future indagini specialistiche relative alla moda ed al fashion nelle terre dove poi sono sorti famosi distretti della moda. Il primo documento rintracciato in una cartella azzurra contenente fatture e note, è una nota spese saldata il 3 giugno 1860, ma relativa ad acquisti effettuati nei mesi compresi fra maggio e agosto dell’anno precedente, “per ricami, seta, tessuti”, nel negozio di Andrea Zarletti di Cesena, non altrimenti noto. È però verosimile pensare che i principi avessero soggiornato in Villa in quell’estate del 1859 e che gli acquisti fossero destinati a qualche capo d’abbigliamento o accessorio. In questa stessa cartellina è conservata anche una breve nota inviata a Ruggero Pascoli, in data novembre 1862, nella quale il mittente di Santa Giustina (RN), comunica “invio per mezzo di mio figlio il cappotto da marinaro”.7 A dispetto del nome questo capo d’abbigliamento potrebbe essere un “saltimbarca”, una casacca da campagna a foggia marinara per mezza stagione, che proprio nel 1860 torna di gran moda “[…] ma più lunga e solitamente di colore grigio con fodera colorata, indossata da alcune dame dell’epoca come sfuggevole capriccio. Era considerato paletot primaverile da campagna”.8 Una parte del fondo, ancora conservata presso la famiglia Palloni, è poi costituita dalla corrispondenza personale di Leopoldo Tosi. Alcune lettere molto affettuose “dell'amorosissima madre” Giulia Ugolini, dirette a lui nel 1864, quando a diciassette anni stava studiando presso un convitto di Cesena, ripropongono luoghi comuni di un lessico familiare senza tempo: “Papà mi assicura che al tuo ritorno da un tale orologiaio farà di tutto per contentarti e quando io verrò a trovarti, mi occuperò pel Piano. Ti mando la giacca” ed in un'altra lettera “Per le ghette papà mi dice che aveva già teco stabilito che le facessi fare costì. Ordinale dunque a chi credi, ma cura sempre ogni risparmio possibile […]”.9 Dopo l’omicidio di Ruggero Pascoli, l’agente Pietro Cacciaguerra teneva i contatti direttamente con Antonio Petri a Roma ed in una lettera del suo copialettere, datata 22 febbraio 1868, leggiamo che ringrazia la “gentilissima sua Sig. Consorte dell’incomodo che si è presa nell’inviarmi il giacchettino di flanella, che mi serve ottimamente, e voglia Ella rimborsarne in spesa, che di persona gliene farò il rimborso”.10 All'indomani della morte di Ruggero fino al 1875, quando divenne amministratore Ercole Ruffi, i principi soggiornano con maggiore frequenza alla Torre, non solo per piacere, ma soprattutto per controllare personalmente l'andamento dei lavori, gestiti dall'agente Cacciaguerra e dal fidato Petri. Nei documenti dell'anno 1874 si riscontrano riferimenti all'abbigliamento realizzato per i guardiani, infatti nel giornale di cassa del gennaio di quell'anno Petri registra “pagati al sartore Pietro Pasolini per fattura di tre capotti ai guardiani” ed ancora a giugno registra “tre vestiti di rigato fatti ai guardiani” ed infine a dicembre “per tre vestiari di panno fatti ai guardiani”.11 In un foglio sparso del 20 gennaio troviamo le specifiche della nota spese “del lavoro fatto per li guardiani della Tenuta della Torre” con i relativi prezzi: la “fattura di tre cappotti” è costata Lire 20.00, la “cotonina per fodera braccia 11 ½ a cent(esi)mi 50 al braccio Lire 5.95”, “l'imbottitura braccia 4 a 66 centesimi al braccio Lire 02.60, il cordone per la guajna braccia 10 Lire 00.50”, il filo per cucire ed i “bottoni grandi e piccoli Lire 02.60” ed infine la “flanella pei cappucci Lire 00.75”, per un totale di Lire 32.20. I documenti più interessanti fra questi fogli sparsi sono però due lunghe note di “biancheria stirata”, corredate dai singoli prezzi: la prima relativa all'abbigliamento intimo del principe Alessandro Torlonia (1800-1886), del “signorino”, probabilmente il nipote Giovanni, nato nell'ottobre del 1873, ed anche della cameriera. La seconda nota invece è relativa alla biancheria della principessa – la figlia Anna Maria Torlonia (1855-1901), che nel 1872 aveva sposato il nobile Giulio Borghese – del loro figlio, il “signorino”, del Duca e della Duchessa, le cui identità al momento ci sono ignote.12 Dopo questa data purtroppo i documenti del fondo, come già detto, tacciono, ma per ovviare alla carenza d’informazioni documentali relative al periodo dell’amministrazione ed affittanza di Leopoldo Tosi, e fornire un quadro quanto più completo possibile della moda alla Torre, risulta utile una fonte a stampa, si tratta di una relazione scritta da Leopoldo Tosi e pubblicata come opuscolo nel 1891 in occasione della IV Esposizione Nazionale Italiana di Palermo, nella quale è descritta a scopo promozionale “l’azienda Torre San Mauro” in tutti i suoi aspetti, strutturali e produttivi.13 In questa preziosa pubblicazione, Tosi dedica alcune pagine anche alle “industrie ausiliarie” della Torre, fra le quali due in particolare attirano la nostra attenzione. La prima è una “piccola tessitoria”, dove “trovano pane in media 20 povere fanciulle figlie dei più bisognosi operai della tenuta” con la sua direttrice, Mazzoli Scardavi Adalgisa. Impiantata da Tosi già nel 1884, poi spostata in locali appositi nell’opificio di tessitura, accoglieva nel 1891 ben 12 telai semi-meccanici in ferro, mossi a mano, realizzati con il sistema Frattini, che si possono apprezzare in una delle fotografie di proprietà degli eredi Tosi del ramo Briolini, dove compare sia la direttrice che alcune tessitrici all’opera.14 Si tessevano tele robuste dell’altezza di circa 80 cm. con filati di lino e canapa per lenzuoli e tovaglie, “ma anche fustagni di cotone e rigati di cotone bianchi o bleu per operai e coloni”. I filati utilizzati non erano però il lino e la canapa prodotti in Villa, ma venivano acquistati dai grossisti del nord Italia “non potendosi adoperare filati a mano con questi telai che richiedono grandissima eguaglianza e robustezza”. Le tele prodotte erano poi vendute direttamente ai consumatori oppure ai rivenditori. Giovanni Pascoli era un buon cliente della tessitoria. In varie occasioni infatti nelle sue lettere a Tosi gli chiede di spedirgli tele per biancheria, ordinativi di cui si occupava personalmente Adele Ruffi, la moglie di Tosi,15 e non si può non ricordare in questo contesto la sua lirica La tessitrice, composta dal poeta in occasione del matrimonio di un’altra figlia di Tosi, Emma con Giovanni Briolini di Sondrio, avvenuto il 21 aprile 1897: si tratta di una delle quattro poesie contenute nell’opuscolo Nelle nozze Tosi-Briolini, dono di nozze alla coppia ed all’amico Tosi. La seconda edizione degli Annali di Statistica del 1900 c’informa che Tosi in quegli anni aveva ulteriormente incrementato il numero di telai a 13 e di manodopera a 22 lavoranti, 18 donne adulte e 4 ragazze con meno di 15 anni, figlie di coloni o braccianti della tenuta, che lavoravano in media 200 giorni l’anno, quando non occupate nei lavori agricoli, tessendo oltre al lino ed alla canapa anche “misti a cotone, producendo tele casalinghe, le così dette cotonine e telerie in genere”.16 La seconda industria ausiliaria della Villa, esercitata a quest’epoca dai coloni nella stagione invernale, quando non erano impegnati nel lavoro dei campi e che procurava loro qualche soldo extra, era la “fabbricazione di sandali e zoccoli, dei quali fan uso in sostituzione delle scarpe le popolazioni della nostra costa Adriatica”.17 Quest’attività risulta di particolare interesse se si pensa che tra il 1830 e il 1900 era già presente a San Mauro un discreto numero di ciabattini, dediti alla riparazione di scarpe in cambio di generi in natura, i quali spesso si trasferivano a risuolare scarpe da lavoro presso le case coloniche della Torre.18 La confezione di scarpe su misura prenderà però avvio solo all’inizio del ’900, gettando le basi per lo sviluppo del futuro distretto calzaturiero. Nel 1907 s’istituisce presso la Camera del lavoro di Cesena, la prima lega dei calzolai di San Mauro di Romagna, i cui membri, ben 65 calzolai occupati nella confezione manuale di scarpe presso varie ditte, entrano in sciopero il 16 luglio 1911, domandando un aumento di centesimi 30 per ogni paio di scarpe confezionato: l’intervento dell’onorevole Dario Baldi, deputato del collegio di Santarcangelo di Romagna, permise ai calzolai di ottenere un aumento di 20 centesimi.19 Il 6 aprile 1912, dopo la morte di Giovanni Pascoli, Luigi Mazzotti, responsabile della lega, indirizzava questo telegramma di cordoglio alla sorella di Pascoli, Maria: “Lega Calzolai piangente perdita nobile concittadino invia condoglianze sentite nutre fiducia sia concesso popolo San Mauro orgoglio gelosamente custodire amatissima spoglia”, ma il poeta, per volontà della sorella, sarà invece sepolto a Castelvecchio.20

Due preziosi fondi fotografici completano il quadro fin qui tracciato: il fondo fotografico del Museo Casa Pascoli, recentemente arricchitosi con due album di fotografie scattate alla Torre, appartenuto agli eredi Tosi del ramo Briolini21 ed il fondo del ramo Sbrozzi, oggi di proprietà della famiglia Palloni, del quale è stata recentemente esposta una selezione inedita in occasione della recente mostra L’ingegnere alla Torre. L’opera di Leopoldo Tosi (1847-1917) tra imprenditoria agricola e innovazione tecnica. I due fondi, a differenza di molti altri, non presentano solo i consueti ritratti di membri della famiglia scattati in studio, gruppi di persone immortalati nelle cerimonie familiari o vedute di paesaggi e di edifici della Villa. Le capacità manageriali ed imprenditoriali di Tosi, lo spinsero infatti ad utilizzare la fotografia per documentare molte delle attività che si svolgevano nella grande azienda agricola e promuoverne così la vendita dei prodotti, infatti nelle inquadrature sono esposti in bella mostra i bovini premiati, come il toro Ceccone, padre della “razza gentile romagnola”, mostrato con orgoglio dal fattore oppure le donne impegnate nell’essicamento delle foglie di tabacco, nell’allevamento del baco da seta e nella tessitoria, i coloni al lavoro nei campi oppure nella corte della Villa, intenti alla lavorazione dell’uva, dopo la vendemmia. Queste immagini, così calate nella quotidianità, ci permettono ancora oggi di apprezzare l’abbigliamento di fine Ottocento di tutte le classi sociali che abitavano o frequentavano la Villa, dai contadini ai fattori, dai borghesi ai nobili fino ai principi proprietari: ne sono un chiaro esempio, alcuni scatti come quelli che ritraggono il gruppetto di nipoti Briolini insieme all’istitutrice svizzera Frida oppure gli altri della principessa Anna Maria in calessino o a cavallo, e addirittura una foto di gruppo, che immortala i numerosi studenti delle scuole di agricoltura in visita alla Torre per apprenderne le tecniche produttive, al centro della quale campeggia orgoglioso Tosi, attorniato dai nipoti. Un’ulteriore fonte iconografica è rappresentata da un piccolo nucleo di fotografie scattate a Villa Torlonia, ma conservate presso la Biblioteca e archivio di Casa Pascoli a Castelvecchio di Barga (LU), che dal 2015 sono disponibili al largo pubblico, dopo una campagna di digitalizzazione ed archiviazione sul web nel “portale pascoliano” denominato Giovanni Pascoli nello specchio delle sue carte. L’archivio e la casa di Giovanni e Maria Pascoli a Castelvecchio, a cura della Soprintendenza Archivistica della Toscana, in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa. Una delle immagini più significative del fondo raffigura il ritorno di Giovanni Pascoli, insieme alla sorella Maria, alla Torre, il 2 maggio 1897, dopo tanti anni di lontananza, volontaria e forzata: nella foto compaiono anche il fratello Raffaele con la moglie Angiola Quadri, l’amico del poeta Pietro Guidi e Leopoldo Tosi con la moglie Adele, la figlia Emma e Giovanni Briolini, novelli sposi.22 Il ritorno del poeta a San Mauro era infatti avvenuto pochi giorni dopo il matrimonio di Emma, celebrato come si è detto, il 21 aprile 1897, evento immortalato anch’esso in una fotografia scattata davanti alla Villa Torlonia, nella quale la coppia di novelli sposi, nei loro abiti nuziali alla moda (in particolare quello di Emma, ripropone nella linea e nelle grandi maniche a palloncino, i figurini dei principali magazine di moda di quell’anno), compare al centro di un folto gruppo d’invitati, anch'essi nei loro preziosi abiti da cerimonia.23 Nel febbraio del 1898 Giovanni Pascoli aveva espressamente chiesto a Tosi, che sua figlia Giulia “la soave tua bimba”, provetta fotografa come la sorella Emma, facesse per suo conto “quando la mimosa sarà rinverdita, la fotografia della casa mia” ed altre fotografie di paesaggi della Torre e di San Mauro, perché intendeva corredare con “qualche figurina” la sua “seconda 2a edizione dei Poemetti”, nella quale avrebbe compreso anche “i canti di San Mauro”, che purtroppo non sarà mai realizzata.24 Nel 1902 scrive ancora a Tosi: “Hai qualche fotografia di campagne sammauresi, di bovi al lavoro, di contadini, di stalle, da mandarmi? Ho deciso di ridurre di molto il mio disegno primitivo dei ‘Bovi di San Mauro’ e di farlo così come posso, da lungi e non lungo” e si raccomanda ancora a Giulia per avere queste foto.25 Ad aprile dello stesso anno finalmente Tosi riesce a mandargli “qualche fotografia di animali della Torre. Fra le fotografie ve n’è una del Rio presa dal ponte che è dietro alla Torre” e Pascoli gli risponde: “Mio carissimo, ho avuto le bellissime fotografie. In quella del Rio ho rifatta conoscenza con care persone e personcine, non che coi miei amici pioppi. Ti ringrazio. Riverisci la gentile Signora e le due amabili figlie e il piccolo essere che mi guarda dalla fotografia, insieme con suo padre”.26 Questa foto si conserva nell'archivio di Castelvecchio di Barga ed essendo databile con precisione, permette di apprezzare gli abiti dell'epoca alla moda, indossati dalle donne di casa Tosi: la moglie Adele, con il suo vezzoso cappellino, le pudiche Giulia ed Emma, il marito Giovanni Briolini nel suo impeccabile completo scuro con cappello e la loro figlioletta Anna Maria, con l'abitino e la piccola giacca marcata da grandi bottoni bianchi, che indossa un largo cappello di colore chiaro.

In conclusione pare utile aggiungere in questo contesto l’informazione che la famiglia Palloni possiede ancora alcuni capi d’abbigliamento appartenuti all'antenata Giulia Tosi Sbrozzi,27 databili ai primi del Novecento, i quali permettono di far rivivere ancora oggi il fascino di quei tempi lontani. Si tratta di alcuni capi di biancheria, diremmo oggi “intima”, ovvero dei matiné in cotone bianco piqué ricamato, con pizzi a macchina e merletti Valenciennes, tutti materiali adatti a frequenti lavaggi, che si dimostravano necessari essendo a contatto diretto con la pelle, infatti questi capi erano delle camicie a maniche lunghe, chiuse sul davanti, in genere di linea sciolta, che venivano indossate la mattina, abbinate ad una semplice gonna o sottogonna, prima di vestire gli abiti della giornata. Sono sopravvissuti poi al tempo anche un paio di finissimi guanti bianchi lunghi da cerimonia in pizzo chantilly, con abbottonatura interna in perline ed infine un bellissimo lungo velo in pizzo lavorato a tombolo da lutto, usato “per le gramaglie” come ricordava in famiglia Giulia Tosi, il quale richiama nelle forme quello indossato dalla donna alla moda del quadro del pittore James Tissot del 1885 (The woman of fashion, Collezione privata).


  1. Il fondo archivistico, affidato in comodato gratuito nel 2016 al Comune di San Mauro dall’attuale erede proprietario del fondo Nicola Palloni di Rimini, è stato consegnato ed è conservato in regime di deposito nel Museo Casa Pascoli. Nel 2017 è stato oggetto di una prima analisi ed inventariazione per determinare la consistenza dei documenti, a cura di Rosita Boschetti e Maita Golfieri Palloni, ma nel corso del 2018 sarà oggetto d’inventariazione archivistica da realizzarsi nella piattaforma archivistica regionale IBC-xDams.

  2. Per una prima biografia su Leopoldo Tosi si veda L’Italia Agricola, vol. VI, aprile (Roma: senza editore 1928), 698-700, dove il suo arrivo alla Torre è sintetizzato così: “l’ing. Tosi nel ’76, a ventisei anni, fu chiamato a coadiuvare Ercole Ruffi nella direzione della tenuta Torre S. Mauro, nel Riminese; e nell’85 ne assunse l’affitto, che poi con successive rinnovazioni tenne fino alla morte”. Sul personaggio si veda da ultimo Luca Barducci “Leopoldo Tosi il grande innovatore”, Ariminum, a. XXIV, n. 5 (settembre-ottobre 2017), 31.

  3. Un altro gruppo di documenti relativi alla Torre San Mauro (patti colonici e capitolati relativi alla conduzione dei fondi dal 1876 al 1922, contabilità e pratiche dal 1927 al 1952, carte topografiche dei fondi), sono conservati presso l’Archivio di Stato di Roma, nel fondo “Archivio dell’Amministrazione Torlonia”. cfr. Anna Maria Giraldi, “L’Archivio dell'Amministrazione Torlonia: inventario”, in Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato, vol. 52 (Roma: Ministero dei beni culturali 1984). Una copia delle carte topografiche dei fondi si conserva anche presso l’archivio del Museo di Casa Pascoli.

  4. Al momento è disponibile solo il breve catalogo della mostra Rosita Boschetti, a cura di, Il principe a San Mauro. Le carte inedite dei Torlonia, guida alla mostra documentaria Museo Casa Pascoli, 18 dicembre 2016-31 dicembre 2017 (San Mauro Pascoli: senza editore, 2017).

  5. Sull’omicidio di Ruggero Pascoli si veda da ultimo, Rosita Boschetti, Omicidio Pascoli. Il complotto (Milano: Mimesis, 2015).

  6. Leopoldo Tosi è stato recentemente oggetto di un Convegno dal titolo L’ingegnere alla Torre. L’opera di Leopoldo Tosi (1847-1917) tra imprenditoria agricola ed innovazione tecnologica (Villa Torlonia, San Mauro Pascoli, 18 novembre 2017).

  7. Archivio Museo Casa Pascoli (d’ora in poi AMCP), Fondo Palloni, fogli sciolti, b. 32 bis, fasc. 1859.

  8. La definizione e la citazione sono tratte da Giuseppe Sergio, Parole di moda. Il “Corriere delle Dame” e il lessico della moda nell’Ottocento (Milano: Franco Angeli, 2010), 527.

  9. Casa Palloni, Fondo Palloni, Lettera di Giulia Ugolini a Leopoldo Tosi, 11 novembre 1864; Lettera di Giulia Ugolini a Leopoldo Tosi, 9 dicembre 1864.

  10. AMCP, Fondo Palloni, n. 79 copialettere (2.12.1867-24.4.1869).

  11. AMCP, Fondo Palloni, reg. 91 Giornale di Cassa 1874.

  12. AMCP, Fondo Palloni, SCAT. 7/106, fogli sparsi anno 1874. La prima nota “Elenco n. 9: Abito e sottabito del Principe, Id. n. 4 del Signorino, Corsetti n. 4, Mutande paja 5, Camice n. 3 del Principe, Id. della cameriera n. 2, Sottane n. 2, Fazzoletti n. 12, Camicino e maniche, Zinali n. 2, Manichini, Lenzolini n. 4, Foderetta, Camice del Principe n. 1, Bottoni”. La seconda nota “n. 18 Nota della biancheria stirata: n. 1 Sottana della Principessa, n. 1 Sottana insaldato, n. 1 Sottana coll’amido, n. 5 vestitini del Signorino, n. 3 Camicie della Duchessa, n. 6 Camicie del Duca, n. 1 Maglia e Corsetti, n. 2 Sottane, n. 6 Camiciette e Corsetti, n. 3 mutande, n. 32 Fazzoletti, n. 5 Camicie Cuffie del Signorino, n. 2 Grembiali, n. 2 Cuffie della Duchessa, n. 8 Solini e Polsettini”.

  13. Leopoldo Tosi, L’azienda Torre San Mauro della eccellentissima Casa Torlonia (Città di Castello: Tipografia dello stabilimento Lapi, 1891), 63-5. La Biblioteca di San Mauro conserva purtroppo solo una fotocopia di questo opuscolo recante la dedica “La 1a copia alla Sua Carissima Compagna Adele l'autore offre”.

  14. La Torre tra ottocento e novecento dall'album di famiglia dei Tosi-Briolini (Villa Verucchio: Pazzini 1987), n. 46.

  15. Clemente Mazzotta, a cura di Giovanni Pascoli-Leopoldo Tosi, Lettere 1895-1912 (Bologna: Clueb, 1989), 47-52.

  16. Annali di statistica. Notizie sulle condizioni industriali della provincia di Forlì, 2 ed., fasc. XIII-4, (Roma: senza editore 1900), 42.

  17. Cfr. Tosi, L’azienda, 65.

  18. Susanna Calandrini, Storia di S. Mauro Pascoli (Cesena: Il Ponte Vecchio 2000), 140-1.

  19. Bollettino dell'Ufficio del lavoro, vol. 7, gennaio-giugno 1907 (Roma: senza editore, 1907), 702; Bollettino dell'Ufficio del lavoro, vol. 14, luglio-dicembre 1910, (Roma 1911): 465.

  20. Il telegramma è custodito presso Castelvecchio di Barga, Archivio Pascoli, G.84.2.257.

  21. Alcune fotografie sono visibili nella pubblicazione La Torre tra ottocento e novecento dall'album di famiglia dei Tosi-Briolini (Villa Verucchio: Pazzini, 1987).

  22. La fotografia è stata pubblicata in cfr. Mazzotta, Lettere (1895-1912), 33.

  23. La fotografia, di proprietà Palloni, è pubblicata in Gianfranco Miro Gori, Rosita Boschetti, Piero Maroni, Il ritorno annunciato. Pascoli e San Mauro, poesia fatti persone luoghi (Cesena: Il ponte vecchio, 2015), 151, dove è presente anche una copia della fotografia precedente, conservata presso il fondo del Museo Casa Pascoli, San Mauro Pascoli.

  24. Cfr. Mazzotta, Lettere (1895-1912), 52.

  25. Ibid. 72-80.

  26. Ibid. 82-3.

  27. Approfitto dell'occasione per ringraziare Maita Golfieri Palloni, che gentilmente mi ha messo a disposizione questi capi per fotografarli e studiarli.