ZoneModa Journal. Vol.16 n.1 (2026), iv–vi
ISSN 2611-0563

Introduzione

Sara PesceUniversità di Bologna (Italy)

Silvia VacircaSapienza Università di Roma (Italy)

Pubblicato: 2026-08-04

Introduction

Per quanto eminentemente in vista, sulla scena come sullo schermo, il costume scivola facilmente tra le cose invisibili. Come osserva acutamente Paola Bignami, “il testo drammatico” – insieme alla sceneggiatura – “tace abitualmente sul costume, lasciando ad attori, registi e costumisti il compito di trasformare il non-detto in materia visibile” (Bignami Ossicini XIII-XIV). Paradossalmente, l’abito confezionato per l’attore in scena, quell’oggetto spettacolare chiamato costume, è così ostentatamente esposto allo sguardo da risultare impercettibile, al punto che “per secoli […] non se ne parla affatto.”1

La letteratura critica teatrale e cinematografica, infatti, mostra raramente interesse per il costume. Anche nei performance studies, il costume è rimasto spesso in ombra rispetto alla scenografia o alla regia. Aoife Monks, in The Actor in Costume,2 argomenta la marginalità storica del costume nella ricerca sulle arti performative. E nonostante la centralità dello spettacolo visivo nella performance operistica, il costume ha occupato a lungo una posizione marginale negli studi accademici. Gli opera studies tradizionali hanno storicamente privilegiato l’analisi musicologica, la drammaturgia, la performance vocale e l’autorialità, relegando spesso il costume allo status di decorazione accessoria anziché riconoscerlo come componente cruciale della produzione di senso.

Allo stesso tempo, sebbene l’intersezione tra opera e cinema attraversi un’ampia gamma di generi e pratiche, e le rimediazioni dello spettacolo operistico siano divenute oggetto di recenti indagini,3 poco spazio viene dedicato allo studio del costume. Fanno eccezione alcuni casi, come le ricerche pionieristiche di Bruna Niccoli in questo campo.4

I fashion studies solo di recente hanno iniziato a confrontarsi seriamente con la scena operistica quale luogo di sperimentazione sartoriale e di produzione culturale.5 Questa relativa trascuratezza ha contribuito alla frammentazione della conservazione archivistica e del discorso critico intorno alle pratiche costumistiche, oscurando il lavoro, l’artigianalità e l’innovazione estetica insiti nell’abito operistico.

Tuttavia, come dimostra il fondamentale volume curato da Sofia Pantouvaki e Peter McNeil, Performance Costume: New Perspectives and Methods,6 i costumi non si limitano a illustrare le narrazioni: essi plasmano la corporeità, mediano identità storiche e culturali e partecipano attivamente alla costruzione dei mondi operistici. In questo contesto, l’obiettivo del presente numero di ZoneModa Journal, dal titolo Fashioning Opera. Stage and Screen Costumes Across Cultures, è renderli visibili. A tal fine, esso esplora le intersezioni dinamiche tra costume, performance e immaginario culturale attraverso le tradizioni operistiche e le loro reinterpretazioni visive. Muovendosi tra i palcoscenici teatrali, gli schermi cinematografici e i guardaroba degli interpreti, i contributi qui raccolti indagano come il costume funzioni non semplicemente come ornamento o ricostruzione storica, ma come linguaggio critico attraverso cui si negoziano identità, narrazioni e immaginari politici.

Mettendo a confronto prospettive provenienti dai fashion studies, dai performance studies, dalla cultura delle celebrità e dai media studies, questo numero intende porre in primo piano il costume come agente attivo nella costruzione del significato operistico attraverso diversi contesti culturali. Il costume d’opera emerge come luogo di traduzione tra musica, corpo e spettacolo, capace di mediare tra tradizioni locali e circolazioni globali.

I saggi raccolti in questo volume affrontano un ampio spettro geografico e metodologico, esaminando il modo in cui i costumi per la scena e per lo schermo articolano questioni di genere, esotismo, nazionalismo, artigianalità e innovazione tecnologica. Particolare attenzione è dedicata al dialogo tra le industrie della moda e dello spettacolo, mostrando come il design del costume ridefinisca costantemente i confini tra alta moda, pratica teatrale e media audiovisivi. Questo dialogo crea una sinergia tra la globalizzazione del gusto, certe pratiche di consumo di sapore cosmopolita, e un’altra, opposta, matrice: le lavorazioni sartoriali localizzate e radicate. In un momento in cui l’opera circola sempre più attraverso piattaforme digitali e pubblici globali, Fashioning Opera propone il costume come lente privilegiata attraverso cui ripensare le vite culturali dell’opera e il potere duraturo dell’abito nel mettere in scena emozione, identità e memoria collettiva.

Riferimenti bibliografici

Attard, Joseph. Opera Cinema: A New Cultural Experience. New York & London: Bloomsbury, 2024.

Bignami, Paola e Charlotte Ossicini. Il quadrimensionale instabile. Manuale per lo studio del costume teatrale. Torino: UTET Quaderni del Dams, 2010.

Carluccio, Giulia e Stefania Rimini. “Media opera: ‘A riveder le stelle’ tra scena virtuale e regia televisiva.” La valle dell’Eden, no. 43 (2024): 5–12. https://doi.org/10.13135/1970-6391/11356.

Carluccio, Giulia e Stefania Rimini. “Reinventing and relocating opera. Digital creativity and opera heritage in the intermedia project by Davide Livermore and D-Wok.” Mimesis Journal, Vol. 13, no. 2 (2024): 2–9. https://doi.org/10.13135/2389-6086/10736.

Matheopoulos, Helena. Fashion Designers at the Opera. New York & London: Thames & Hudson, 2011.

Monks, Aoife. The Actor in Costume. Basingstoke: Palgrave Macmillan, 2010.

Niccoli, Bruna. “Vestire l’opera nell’Ottocento: il costume d’arte italiano nel confronto europeo.” In Fashioning Opera and Musical Theatre: Stage Costume from late Renaissance to 1900, 203–24. Venezia: Fondazione Giorgio Cini, 2014.

Niccoli, Bruna. “Il Costume di scena. Il ‘fantastico’ patrimonio archivistico italiano.” ZoneModa Journal, Vol. 8, no. 1 (2018): 27–41.

Pantouvaki, Sofia e Peter McNeil, Performance Costume: New Perspectives and Methods, New York & London: Bloomsbury, 2021.


  1. Paola Bignami e Charlotte Ossicini, Il quadrimensionale instabile. Manuale per lo studio del costume Teatrale (Torino: UTET Quaderni del Dams, 2010), XIII-XIV.↩︎

  2. Aoife Monks, The Actor in Costume (Basingstoke: Palgrave Macmillan, 2010).↩︎

  3. Giulia Carluccio e Stefania Rimini, “Media opera: ‘A riveder le stelle’ tra scena virtuale e regia televisiva.” La valle dell’Eden, no. 43 (2024), 5–12. Cf. Joseph Attard, Opera Cinema: A New Cultural Experience (New York & London: Bloomsbury, 2024).↩︎

  4. See Bruna Niccoli, “Vestire l’opera nell’Ottocento: il costume d’arte italiano nel confronto europeo.” In Fashioning Opera and Musical Theatre: Stage Costume from late Renaissance to 1900 (Venezia: Fondazione Giorgio Cini, 2014), 203–24; “Il costume di scena. Il ‘fantastico’ patrimonio archivistico italiano.” ZoneModa Journal, Vol. 8, no. 1 (2018), 27–41.↩︎

  5. See Helena Matheopoulos, Fashion Designers at the Opera (New York & London: Thames & Hudson, 2011).↩︎

  6. Peter McNeil e Sofia Pantouvaki, Performance Costume: New Perspectives and Methods (New York & London: Bloomsbury, 2021).↩︎